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La stevia, l’erba dolce del sud america

La stevia, l’erba dolce del sud america

La stevia, l’erba dolce del sud america

Stevia: storia, proprietà e benefici

Alzi la mano chi, negli ultimi anni, non ha mai sentito parlare della stevia!

Ma cos’è la stevia in realtà? Quali sono le sue proprietà? Come dobbiamo comportarci se vogliamo inserirla nella nostra alimentazione?

Quello che subito emerge è che la stevia ha la capacità di addolcire le bevande cui viene aggiunta, senza apportare calorie… Ma c’è molto di più! E oggi lo scopriremo insieme.

Un po’ di storia

La Stevia Rebaudiana Bertoni è una pianta erbacea nota da diversi millenni ai popoli Indiani Guaranì dell’area geografica Sud-Americana per il suo potere dolcificante, tanto che essi la chiamano “Ka’à he’è”, termine nativo che si traduce con la parola “erba dolce”.

Questa pianta perenne (semiperenne nei climi più freddi) deve il suo nome a due scienziati:

  • Mosè Bertoni (1857-1928), un botanico svizzero, che, trasferitosi in Paraguay, riesce a studiare la pianta nel dettaglio, dopo non pochi tentativi;
  • Ovidio Rebaudi (1860-1931), un chimico, amico di Bertoni, che riesce ad isolare le molecole saccarifere della pianta, i glicosidi.

stevia

Quando giunge in Italia?

Pur essendo usata da sempre dagli indigeni delle foreste del Paraguay e del Brasile, da soli circa 100 anni, la Stevia viene utilizzata dall’industria dolciaria brasiliana, argentina, venezuelana, cinese, giapponese, thailandese e israeliana.

Nel 2008, dopo tante verifiche della U.S. Food Drug Administration, la pianta viene introdotta negli USA.

In Europa, solo nel 2011, l’EFSA liberalizza il suo uso come dolcificante alimentare (Regolamento UE N. 1131/2011 della Commissione dell’11 Novembre 2011). Lo stesso anno anche l’Italia introduce l’uso e la coltivazione di Stevia per la produzione dello Steviolo utilizzato dalle industrie dolciarie, per le bevande e come dolcificante naturale.

Stevia

Identikit nutrizionale

In realtà, esistono più di 200 differenti specie appartenenti al genere stevia, ma la Stevia Rebaudiana è quella che fornisce i composti più dolci. Il potere dolcificante si concentra soprattutto sulle foglie ed è circa 200 volte quello del comune zucchero da tavola.

I principi attivi in grado di dolcificare sono:

  • glicosidi steviolici, il cui 95% è rappresentato dallo stevioside (potere dolcificante tra 110 e 270 volte quello del saccarosio) e/o dal reuboside A;
  • i rebaudiosidi B, C, D, E ed F, lo steviolbioside, il rubusoside, il dulcoside A e B, che rappresentano il restante 5%.

Ecco di seguito quali sono i valori nutrizionali per 100 g di prodotto:

Calorie                0 kcal

Proteine             0 g

Carboidrati        98 g

Zuccheri             0 g

di cui polialcoli 98 g

Grassi                  0 g

Fibre alimentari 0 g

Sodio                  0 g

Come possiamo notare, si tratta totalmente di polialcoli (o polioli), una classe di carboidrati, presenti in natura (es. il sorbitolo, contenuto in mele, pesche e prugne) o sintetizzati chimicamente, che hanno diverse caratteristiche, tra cui quelle di avere:

  • un buon potere dolcificante
  • un basso apporto calorico
  • un basso impatto a livello glicemico e insulinico.

Considerando queste proprietà, quindi, i glicosidi steviolici, i principi attivi della stevia in grado di dolcificare, sembrerebbero essere degli alleati nel controllo del peso e in diverse patologie, come il diabete e l’iperinsulinemia.

Ma cosa dicono gli ultimi studi scientifici in merito all’utilizzo della stevia? È veramente sicura, o ci sono degli effetti collaterali? E se invece ci fossero dei benefici?

La stevia: effetti sull’organismo

Quando mangiamo la stevia (o, per infusione, ingeriamo i suoi composti), a livello intestinale, i glicosidi steviolici (lo stevioside e il rebaudioside A) vengono scissi da parte della flora batterica intestinale umana, producendo lo steviolo, il prodotto finale del metabolismo della stevia. I componenti metabolizzati lasciano il corpo senza accumularsi.

In letteratura scientifica sono presenti numerosi studi e review che non solo confermano la sicurezza nell’assunzione della stevia, ma sostengono gli effetti benefici dei suoi glicosidi. Sembrerebbe, infatti, che i glicosidi steviolici non siano teratogeni, mutageni o cancerogeni e non causino tossicità acuta e subacuta, mentre invece posseggano effetti terapeutici contro diverse malattie come il cancro, il diabete mellito, l’ipertensione, l’infiammazione, la fibrosi cistica, l’obesità e la carie.

Nello specifico, gli steviosidi e i loro composti correlati, tra cui il rebaudioside A e l’isosteviolo (un componente metabolico dello stevioside), possono anche offrire benefici terapeutici, tra i quali: anti-iperglicemico, anti-ipertensivo, anti-ossidante, anti-tumorale, anti-diarrea, anti-microbico, diuretico, gastrico e protettore renale, antivirale e immunomodulatorio.

Ad ulteriore prova che questi composti possono servire come trattamento naturale e alternativo per le malattie associate alla sindrome metabolica, un lavoro del 2017 rivede e conferma l’effetto antiobesità, anti-iperglicemico, anti-ipertensivo e anti-iperlipidemico della maggior parte dei glicosidi e degli estratti acquosi / alcolici ottenuti dalle foglie, dai fiori e dalle radici della Stevia Rebaudiana.

Stevia

Conclusioni

Alla luce di quanto emerge in letteratura scientifica, possiamo tranquillizzarci sull’utilizzo di questa pianta, ma, poiché l’EFSA ha stabilito una dose limite, non dobbiamo certo abusarne.

C’è anche da dire che in commercio esistono sicuramente dei prodotti contenenti i glicosidi steviolici, ma spesso questi si trovano insieme ad altri polialcoli, come l’eritritolo. Qui si potrebbe aprire un’altra interessante parentesi:  alcuni studi condotti sui topi, infatti, mostrano come l’abuso di dolcificanti a basso contenuto calorico porti gli animali a mangiare troppo, probabilmente a causa di un disallineamento tra la dolcezza percepita e le calorie attese dallo zucchero…Mah, chissà, magari ne parleremo un’altra volta!

Come ogni cosa è certamente saggio chiedere il parere di un “addetto ai lavori” che sappia contestualizzare i vostri bisogni.

 

Articolo a cura di dott.ssa Veronica La Civita

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